SSD per il Mac, quanti tipi esistono? La guida pratica agli standard di oggi

Nel 2026 parlare di archiviazione significa quasi sempre parlare di SSD. Ma dietro la sigla “Solid State Drive” si nasconde un mondo di standard, connettori e protocolli che possono creare più di una confusione – soprattutto quando si lavora su Mac di generazioni diverse, dai PowerPC ai modelli Intel fino ai più recenti.
Su Low End Mac, Mark Sokolovsky prova a fare ordine in questo panorama tecnico spiegando che oggi non esiste “l’SSD”, ma “diversi tipi di SSD”, ciascuno con caratteristiche e compatibilità specifiche. L’articolo parte da un esempio concreto: l’installazione di un OWC Mercury Accelsior AHCI su un vecchio Mac Pro, oppure la sostituzione di un disco rigido da 2,5″ con un SSD SATA. Situazioni comuni per chi aggiorna macchine meno recenti.
Il primo grande capitolo è quello dei SATA. Introdotti nei primi anni Duemila, sono stati per lungo tempo lo standard più diffuso grazie al buon rapporto tra prezzo e prestazioni. Le diverse revisioni – SATA 1, 2 e 3 – determinano la velocità massima teorica (150, 300 e 600 MB/s). Sokolovsky ricorda che il primo Mac con SATA integrato fu il Power Mac G5 del 2003, ma con un limite evidente: “può vedere solo fino a 150 MB/s”, perché basato su SATA 1.0. Il vantaggio dei SATA? Usano “le stesse porte e gli stessi cavi di un hard disk”, rendendo gli upgrade estremamente semplici. Su un iMac 2008, ad esempio, nessun adattatore speciale è necessario per sostituire un vecchio disco meccanico.
Poi c’è AHCI, che non è un connettore ma un protocollo – Advanced Host Controller Interface – introdotto da Intel nel 2004. È, come spiega l’autore, “un linguaggio per far comunicare le unità tramite connessioni SATA fisiche”. Alcuni SSD a “lama” (blade) basati su AHCI, come gli OWC su adattatore PCIe, risultano particolarmente compatibili con i Mac PowerPC. Non richiedono driver speciali per essere riconosciuti, anche se l’avvio da questi dischi non è sempre garantito.
Il salto successivo è NVMe (Non-Volatile Memory Express), pensato specificamente per le memorie flash moderne e destinato a sostituire AHCI. Qui il miglioramento è soprattutto nella latenza: NVMe “riduce drasticamente la latenza rispetto ad AHCI”, scendendo sotto i 10 millisecondi. Il paragone usato nell’articolo è efficace: mentre AHCI funziona come “una cassa aperta in un negozio con una sola fila”, NVMe gestisce fino a 64 mila code con 64 mila comandi ciascuna, cioè milioni di richieste in parallelo.
A rendere possibile queste prestazioni interviene PCIe (Peripheral Component Interconnect Express), l’interfaccia che offre più “corsie” di comunicazione rispetto a SATA, eliminando colli di bottiglia sulle macchine moderne. È lo standard attuale per gli SSD ad alte prestazioni, anche se più costoso e con un potenziale maggiore consumo energetico.
Un passaggio importante riguarda M.2. Molti utenti lo confondono con uno standard di velocità, ma Sokolovsky è chiaro: M.2 è “solo la forma, lo stile del connettore dell’SSD, e nient’altro”. Esistono infatti SSD M.2 SATA (limitati a circa 550-600 MB/s) e SSD M.2 NVMe, molto più veloci. Quando si acquista un’unità, “è importante controllare le specifiche: SATA o NVMe?”, perché la compatibilità – specialmente con Mac più vecchi – dipende proprio da questo dettaglio.
Infine, uno sguardo al RAID0, la configurazione che combina più dischi in un’unica unità logica. In questa modalità i dati vengono suddivisi tra le unità per ottenere la massima velocità possibile. Il rovescio della medaglia è chiaro: “se uno dei dischi si guasta, tutti i dati sono persi”. Prestazioni contro affidabilità.
Il filo conduttore dell’articolo è pragmatico: capire prima di acquistare. Per chi aggiorna Mac meno recenti o lavora su configurazioni particolari, la differenza tra SATA, AHCI, NVMe, PCIe e M.2 non è solo teorica, ma può determinare se un SSD funzionerà correttamente – o se resterà semplicemente invisibile al sistema.
Fonte: Mark Sokolovsky, “The different types of SSDs in your computer”, Low End Mac, 8 febbraio 2026.




