{"id":28068,"date":"2025-05-14T18:00:55","date_gmt":"2025-05-14T16:00:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.tuttologia.com\/mac\/?p=28068"},"modified":"2025-05-12T16:06:12","modified_gmt":"2025-05-12T14:06:12","slug":"il-mito-dellintenzionalita-originaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.tuttologia.com\/mac\/2025\/05\/il-mito-dellintenzionalita-originaria\/","title":{"rendered":"Il mito dell\u2019intenzionalit\u00e0 originaria"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1017\" height=\"974\" src=\"https:\/\/www.tuttologia.com\/mac\/immagini-sito\/Il-mito-dellintenzionalita-originaria.jpg\" alt=\"l\u2019intenzionalit\u00e0 originaria non esiste\" class=\"wp-image-28070\" srcset=\"https:\/\/www.tuttologia.com\/mac\/immagini-sito\/Il-mito-dellintenzionalita-originaria.jpg 1017w, https:\/\/www.tuttologia.com\/mac\/immagini-sito\/Il-mito-dellintenzionalita-originaria-300x287.jpg 300w, https:\/\/www.tuttologia.com\/mac\/immagini-sito\/Il-mito-dellintenzionalita-originaria-768x736.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1017px) 100vw, 1017px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Nel saggio&nbsp;<strong>\u201cIl mito dell\u2019intenzionalit\u00e0 originaria\u201d<\/strong>, Daniel C. Dennett muove una critica articolata alla tesi di John Searle, secondo cui solo un cervello biologico umano sarebbe capace di produrre stati mentali dotati di&nbsp;<em>intenzionalit\u00e0 originaria<\/em>, ossia intrinseca e non derivata. Questo tipo di intenzionalit\u00e0, secondo Searle, non sarebbe riproducibile da nessuna macchina, per quanto sofisticata, proprio perch\u00e9 legata alla specifica natura biologica del cervello.<\/p>\n\n\n\n<p>Dennett respinge questa visione, che giudica \u201cdogmatismo del senso comune\u201d. Lungi dal contestare la validit\u00e0 di una Intelligenza Artificiale \u201cdebole\u201d (strumento utile allo studio della mente), Searle attacca invece l\u2019Intelligenza Artificiale \u201cforte\u201d, quella che pretende di replicare&nbsp;<em>letteralmente<\/em>&nbsp;la mente umana. Ma per Dennett, le argomentazioni di Searle \u2014 a partire dall\u2019esperimento mentale della Stanza Cinese \u2014 si fondano su premesse ambigue o errate: \u00abgli errori logici contenuti nell\u2019esempio della Stanza Cinese sono messi in luce, in modo a mio parere definitivo, in Hofstadter e Dennett, 1981\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Il cuore della disputa ruota attorno a due proposizioni. Searle sostiene (proposizione&nbsp;<strong>S<\/strong>) che \u00absolo un cervello umano organico pu\u00f2 avere i poteri causali richiesti per produrre l\u2019intenzionalit\u00e0\u00bb. Dennett propone invece la pi\u00f9 sobria proposizione&nbsp;<strong>D<\/strong>: \u00absolo un cervello umano organico pu\u00f2 produrre l\u2019attivit\u00e0 mentale pronta e intelligente che vediamo negli esseri umani normali\u00bb. Una distinzione che consente di aggirare il problema metafisico dell\u2019intenzionalit\u00e0 \u201cvera\u201d, spostando l\u2019attenzione sulle capacit\u00e0 effettive di un sistema di interagire in tempo reale con l\u2019ambiente.<\/p>\n\n\n\n<p>Dennett non nega che l\u2019intelligenza dipenda da una complessit\u00e0 strutturale difficilmente replicabile: il parallelismo massiccio del cervello, la sua velocit\u00e0 di elaborazione, forse persino caratteristiche molecolari dei neuroni. Tuttavia, osserva che queste propriet\u00e0 potrebbero un giorno essere riprodotte in modo funzionale, anche se non biologico. E se cos\u00ec fosse, avremmo dispositivi con comportamento indistinguibile da quello umano. Perch\u00e9, si chiede Dennett, dovremmo negare che \u201cabbiano una mente\u201d?<\/p>\n\n\n\n<p>Al centro del suo ragionamento sta la nozione di&nbsp;<strong>\u201cpunto di vista intenzionale\u201d<\/strong>, un metodo interpretativo: si considerano certi sistemi come se avessero credenze, desideri, scopi \u2014 non perch\u00e9 ne siano dotati \u201cintrinsecamente\u201d, ma perch\u00e9 questa descrizione predittiva funziona. Dennett osserva che anche gli enzimi o i geni sono spesso descritti con linguaggio intenzionale (\u201cimpediscono\u201d, \u201cscelgono\u201d, \u201cdesiderano\u201d), pur essendo entit\u00e0 chimiche prive di coscienza. Questa \u201cintenzionalit\u00e0 del come se\u201d, scrive, \u00e8 uno strumento esplicativo potente \u2014 e lo stesso vale per i sistemi artificiali.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma allora, da dove viene&nbsp;<em>la nostra<\/em>&nbsp;intenzionalit\u00e0? La risposta di Dennett \u00e8 provocatoria: \u00abSiamo artefatti, costruiti nel corso delle ere biologiche per garantire la sopravvivenza dei geni\u00bb. Proprio come un robot progettato per custodire un essere umano ibernato per secoli, anche noi siamo meccanismi di sopravvivenza automatizzati \u2014 progettati dalla selezione naturale, non da un dio. Madre Natura, scrive, \u00e8 la vera artefice: opera per tentativi, ma con una sorta di lungimiranza evolutiva che produce esseri coscienti.<\/p>\n\n\n\n<p>La conclusione \u00e8 radicale: l\u2019intenzionalit\u00e0 originaria non esiste. Ci\u00f2 che chiamiamo intenzionalit\u00e0 \u00e8 sempre derivata, anche nel caso dell\u2019uomo. Derivata da processi evolutivi ciechi, ma efficienti. Come la lista della spesa annotata nella mente non differisce, per natura semantica, da quella scritta su carta, cos\u00ec anche la nostra coscienza non sarebbe altro che un prodotto sofisticato, ma non \u201coriginario\u201d, del processo evolutivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dennett risponde infine all\u2019obiezione pi\u00f9 istintiva di Searle:&nbsp;<em>ma noi sappiamo di avere vera intenzionalit\u00e0<\/em>. E replica che questa \u201cconvinzione interiore\u201d non \u00e8 argomento filosoficamente sufficiente, ma solo il sintomo di un\u2019adesione acritica a un \u201cdogma confuso\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Riferimento bibliografico:<\/strong>\u00a0D.C. Dennett,\u00a0<em>Il mito dell\u2019intenzionalit\u00e0 originaria<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel saggio&nbsp;\u201cIl mito dell\u2019intenzionalit\u00e0 originaria\u201d, Daniel C. 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