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Posted: Fri Jan 26, 2007 4:35 am
by jake
eno wrote:ps: ma il fatto della cenere che se non cade è meglio e vero? chiedo a voi esperti in materia... :?
La cenere con non cade e che quando la fai cadere cade a cilindro compatto è sinonimo di qualità!
Succede con i sigari rigorosamente fatti a mano e con tabacchi con foglia matura al punto giusto!

ciao

Posted: Fri Jan 26, 2007 4:48 am
by Rollei
.... più o meno è lo stesso "colpo di fortuna" che ebbero alla Manifattura di Firenze, quando gli si bagnò un carico di kentucky.......

UN RACCONTO SUL FUMO!

Posted: Fri Jan 26, 2007 11:15 am
by jake
Un racconto vero da una pagina di un diario di viaggio!
Questo Topic mi stà prendendo troppo!
Dedicato agli amici di Mac Peer ….
Dedicato a Darky …. Scrittore …. Nella speranza di vederlo presto su questo Forum!

Cuba…. Sigari, atmosfera & ricordi!

Si, è vero, i sigari Cubani non danno garanzia di qualità costante, sono inflazionati , molte volte contraffatti.
Oramai quasi mi vergogno nel dire che fumo prevalentemente cubano!
Ma se avete voglia di perdere un po’ del vostro tempo vi spiego il perché di questa mia mania.

Quanti anni sono passati , quante cose sono cambiate. I “bimbi crescono e le mamme invecchiano”… ma anche i papà purtroppo!
Peregrinando per il mondo, in uno dei miei tanti viaggi in quel tardo autunno dei primi anni ’90 , approdai ad Jmanitas, un villaggio a 12 Km da l’Habana.

Sino ad allora non avevo fumato neppure una sigaretta. Se tutti fossero stati come me i tabaccai avrebbero dovuto accontentarsi di vendere solo giornali o riviste o , al massimo le gomme americane per mio figlio.
Per me Marlboro & Philips Morris erano solo titoli quotati sulle borse estere, per me i “Montecristo” erano solo episodi della fiction trasmessa dalla Mediaset, liberamente tratti dal famoso romanzo di A. Dumas.

Non vi tedierò narrandovi delle contraddizioni di Cuba, con la descrizione dei suoi cambiamenti giornalieri e delle sue storiche metamorfosi.
Non voglio parlare di politica (anche perché basterebbe guardare in casa nostra) ma solo di quello che è rimasto in me di Cuba e dei suoi sigari …. Di qualcosa che mai più se ne andrà!

Ero ospite in casa di un dentista, e quel giorno doveva preparare le protesi per l’indomani. Le preparava a casa. Incredibile….
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Trasformava tutta il suo piccolo focolare in un laboratorio dentistico…. Che personaggio…riusciva a ricavare dai materiali più assurdi i pezzi di ricambio per la sua macchina…. una vecchia Cadillac degli anni ’60, importata dagli States nel periodo di Batista e prima della rivoluzione castrista e del blocco americano. Vi lascio immaginare cosa riusciva a fare per i denti dei suoi pazienti. I cubani sono strepitosi….. hanno una manualità ed un arte del “sapersi arrangiare” che non ho mai trovato in nessuna altro paese del mondo.

Proverbialmente l’ospite dopo tre giorni è come il pesce e siccome la mia permanenza si doveva prolungare per qualche altra settimana decisi di togliere il disturbo e intrapresi una full immersion nella realtà locale.
Le “calle” (vie) erano piene di ragazzini scalzi che giocavano con le cose più disperate ed artigianali ( altro che scarpe della Nike oe Play station).

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La musica creola giungeva alle mie orecchie con un ritmo dolce , in netto contrasto con uno strano odore di “ron” (rum) di pessima qualità che irritava le mie narici, odore proveniente dal bar all’incrocio della strada.
Avevo sete ed entrai … Anche se ero vestito con maglietta e calzoni corti, la mia faccia da turista non riusciva certo a mescolarsi con la miriade di etnie presenti in quel bar.
Mi sentivo addosso la puzza del turista benestante, e quasi mi vergognavo di esserlo, anche se di fatto erano le mie ferie dopo aver passato più di due mesi a Cuba per lavoro.
Il barmann era un uomo di colore, nero come la pece,
Image gli avventori erano per la maggior parte creoli e dai loro tratti somatici trasparivano gli storici intrecci tra gli spagnoli e le tribù indigene.. C’erano anche bianchi , la cui pelle il sole non sembrava scalfire… Insomma una miriade di tonalità che andava scemando dal nero più nero al bianco, passando per tutte le sfumature del marrone.

Cercando di essere il più naturale possibile mi guardai attorno.
Mi colpì subito la bellezza di una ragazza: capelli lunghi e neri sino alle natiche, lucenti e lisci come seta, pelle color bronzo, gli occhi più azzurri delle ragazze nordiche.
Con un paio di dollari pagai l’unica cosa che si poteva bere nel locale ( e che non mi tolse certo la sete) e con uno spagnolo maccheronico dalla bocca mi usci un “Ron por todos, ron por nosotros”… alla faccia della naturalezza pensai….
Forse speravo in tal maniera di togliermi di dosso gli occhi della gente, o forse sapevo che anche se lo avessi voluto in quel posto non avevano di certo il resto da darmi. Ero a conoscenza dei miei limiti e non avevo mai dimostrato particolare abilità oratoria nella lingua locale.
Tra il vociare del bar netta suono la parola “hermanno” (fratello) e mi stupii non poco che quella bellissima ragazza mi invitasse a sedere con lei.

Si chiamava Annabel .
Mi raccontò di essere di Santiago di Cuba, esattamente all’opposto di dove ci trovavamo . Era laureata in medicina ma al momento, vista una situazione di estremo bisogno della sua famiglia era costretta a fare l’unico lavoro ben retribuito che l’isola offriva, la “chineteras o ramera” ( la prostituta).
Non mi scandalizzai e ancora oggi ricordo con nostalgia quella ragazza.
Non provò a vendere l’unica cosa che poteva vendere, non cercò di spillarmi soldi o scroccare cene o vestiti, come molte sue college facevano nella tipica zona del turismo poco distante dal posto dove ci trovavamo e cioè Varadero.
Passai molte ore con lei a discutere o , per meglio dire a cercare di farmi capire e di comprendere.. Parlammo delle contraddizioni di quel paese, di capitalismo e di marxismo, di Coca Cola e di musica tropicale….. Di tutto e di niente!
Nei giorni successivi continuammo a frequentarci, divenendo in breve amici. Lei percepì il mio interesse per la storia del suo paese, per gli indigeni, per il colonialismo spagnolo e per la rivoluzione.
Fu così che mi invitò ad andare a casa di sua zia, una professoressa di storia per i ragazzini russi nel periodo degli insediamenti e degli scambi con l’URSS, prima della fine della guerra fredda.
La ricordo come fosse oggi….. una casa povera ma dignitosa , con una veranda sul giardino e, in lontananza, il mare. Alle pareti una miriade di foto e ritratti di Fidel Casro e del Che .

Nei giorni seguenti l’incontrarsi divenne un appuntamento fisso. Dalle sei del pomeriggio, quando il sole calava sino alle due , alle tre del mattino, seduti sulla veranda, prima ad ammirare il tramonto e poi le stelle, ascoltando le onde che si infrangevano sulla baia, a parlare di storia, interrompendoci solo per la cena rigorosamente a base di pollo , fagioli neri e banane fritte, il tutto innaffiato dalla birra che procuravo io perché non potevano di certo permettersela.
Fu così che iniziò il mio interesse per i sigari cubani .

Che personaggio la vecchia zia!!! Non fosse stato per i lunghi capelli bianchi e la mancanza dei baffetti , si sarebbe potuta confondere con Ibrahim Ferrer, la voce dei “Buena Vista Social club”, quello che canta “Dos Gardenias” tanto per intenderci .
Una donna tenuta assieme da un fascio di nervi , sempre con il suo “puro” < il sigaro> acceso tra le dita, un sigaro dietro l’altro alla veneranda età di di 85 anni.
Sarà stato che mi piaceva vedere il sole rosso tramontare attraverso le nuvole bianche del fumo, dondolandomi su una specie di amaca, sarà stato perché dopo neppure metà sigaro e qualche bicchiere di ron , rigorosamente servito in bicchieri per l’acqua di vetro oramai consunto dall’usura, non riuscivo neppure più ad alzarmi, sarà che mi godevo i 25 gradi della sera pensando a Trento, la mia città natale, dove il termometro toccava si e no gli 8 gradi….. Sarà che ….
…. ma ho cominciato a gustare, e non solo a fumare , il sigaro, e la sua atmosfera.

La vecchia zia, grazie al suo passato di guerrigliera (aveva combattuto al fianco di Ernesto Che Guevara) mi aveva procurato un pass per la visita ad una delle tantissime fabbriche di sigari.
Beh, chiamarle fabbriche per noi figli della società industriale è un pò troppo esagerato!

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E così un giorno, poco prima di tornare in Italia ho assistito alla nascita di numerosi “Robustos”, l’essiccazione, la lavorazione, la conservazione …

So che vi è un abisso tra un Armagnac o un torbato Lagavulin e l’Habana club vieco de 7 anos, che sono cose diverse ed imparagonabili.
So gustare la differenza tra un Davidoff o un pregiato Partagas nr. 4 e un semplice e puro Montecristo nr. 4.
Però quando posso, l’inverno, mi siedo sulla mia poltrona preferita davanti al caminetto acceso, mi assicuro di non essere disturbato, chiudo gli occhi e mi gusto i sigari che ogni tanto mi giungono da Cuba.
Il cervello ed il cuore incominciano a correre per conto proprio. I pensieri si confondono tra le spirali di fumo….
La vecchia zia non c’è più …. Annabel…. Chissà?
L’ultima volta che ho avuto sue notizie è stato otto anni fa: era stata presa in una retata della polizia in una località turistica in uno dei suoi viaggi di ritorno verso Santiago all’altezza di Trinidad.
Sono passati quasi 15 anni , eppure guardando il fumo che si dissolve nell’aria le vedo ancora…… Sedute sulla veranda della vecchia casa in riva al mare, sullo sfondo di un tramonto cubano.

Cuba è un dolcissimo cocktail di sensazioni bevuto in un atmosfera che forse non ritornerà mai più ma che mi pare di rivivere ogni volta che mi accendo il mio Montecristo nr. 4.
Ecco … a voi non fumatori di sigari ho cercato di descrivere cosa provo fumando un sigaro!
E mentre scrivo queste ultime righe , in parte trascritte da un mio diario di viaggio, appena finite le note di “Dos gardenias” e cominciate quelle di “Veinte anos”, la tastiera del mio Mac si bagna delle lacrime che mi scivolano dalle guance.

Che il fumo irriti anche gli occhi?

Posted: Sat Jan 27, 2007 11:45 am
by Darkman
Complimenti Jake!
Non so se stupirmi di più per la tua penna o per le tue esperienze.
Io non fumo proprio e posso dirti che il sigaro in ufficio (il direttore è un grande estimatore) ha provocato proteste da rissa.

storie di fumo

Posted: Sat Jan 27, 2007 4:22 pm
by eno
sono incazzato,
sta sera un'evento mi ha sconvolto, qual'è la misura in cui c'entra il fumo lo lascio stabilire a voi...
premetto amo la mia città e non va sempre così...
ero al locale di un mio amico, affollatissimo, mentre sto per ordinare da bere accendo la mia ultima luckyes, mi rubano il cellulare.
non so se sono stato tanto lukyes, penso proprio di no, avevo tanti di quei numeri,... irrecuperabili.
ebbene dopo ho fumato tredici sigarette dieci comprate e tre scroccate, non riuscire a contenersi e lasciarsi prendere dal nervosismo e la cosa più sbagliata che può accadere ad un fumatore.
mai, mai e poi mai dovrà acccadere, un fumatore vero sa anche controllarsi, per assurdo è così.
maledetti, scusate ma dovevo, a pochi giorni dall'apertura di questo topic, sfogarmi.
fumare è bello solo se non si è costretti a farlo: nemmeno io so trovare una spiegazione a questo, non chiedetemelo...
eno... stavolta no

Posted: Sat Jan 27, 2007 8:26 pm
by Darkman
Sopratutto non deve essere un atteggiamento, una posa, ma unicamente un piacere, un attimo di relax.
Ricordo che mia sorella mi confid+ che mia sorella mi confidò, da ragazzi, che una cosa non gli piaceva del suo ragazzo: NON fumava. Era convinta che il fumare dava un' aria più virile. Rimasi choccato e le diedi torto.

Re: storie di fumo

Posted: Sat Jan 27, 2007 11:33 pm
by jake
eno wrote:sono incazzato,
sta sera un'evento mi ha sconvolto, qual'è la misura in cui c'entra il fumo lo lascio stabilire a voi...
premetto amo la mia città e non va sempre così...
ero al locale di un mio amico, affollatissimo, mentre sto per ordinare da bere accendo la mia ultima luckyes, mi rubano il cellulare.
non so se sono stato tanto lukyes, penso proprio di no, avevo tanti di quei numeri,... irrecuperabili.
ebbene dopo ho fumato tredici sigarette dieci comprate e tre scroccate, non riuscire a contenersi e lasciarsi prendere dal nervosismo e la cosa più sbagliata che può accadere ad un fumatore.
mai, mai e poi mai dovrà acccadere, un fumatore vero sa anche controllarsi, per assurdo è così.
maledetti, scusate ma dovevo, a pochi giorni dall'apertura di questo topic, sfogarmi.
fumare è bello solo se non si è costretti a farlo: nemmeno io so trovare una spiegazione a questo, non chiedetemelo...
eno... stavolta no
Beh... Eno che dire..... a parte che mi spiace per quanto ti è accaduto....rimanendo in tema questa è la differenza tra i fumatori di sigaro e/o di pipa e gli estimatori della semplice bionda ...
Per fumare lil sigaro e /o la pipa il primo requisito e condizione necessaria è la tranquillità!!!!
Cosa che dopo un fatto del genere sicuramente nessuno ha! :smt084

Posted: Sun Jan 28, 2007 1:26 am
by eno
grazie per la solidarieta :) :D
eno :evil:

SANTO DOMINGO E LA PIPA! - diario di viaggio!

Posted: Tue Jan 30, 2007 11:27 am
by jake
Penisola di Samanà - Rep. Dominicana - 2 Aprile 2001.
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Gocce di sudore portano con se l’umidità, la sabbia e il fumo che ho sulla pelle.
Ma qui nulla può generare o dare fastidio.

Squallida, ma il suo fascino rende stupenda questa bettola di Las Terrenas . Musica varia, salsa, merengue, reggae. . I 33 all’ombra e l’umidità del 90% sono, per fortuna, mitigati dalla brezza che batte e rinfresca la spiaggia.
Mi sto gustando l’ennesimo cocktails di questa vacanza, rigorosamente ai frutti tropicali e al rum ( per la precisione più rum che succo di frutta tropicale!). Stupendo il “ron””Barcelo, che grazie alla passata occupazione francese assomiglia ad un brandy.

Qui potrei viverci? Forse!

Le moto dei locali, i famosi “motoconcho” (taxi-motorette) sfrecciano tranquillamente frenetiche, trasportando dalle due alle quattro persone.... anche i cani, dei bastardi di una omogeneità impressionante, qui non sono aggressivi, vagabondano e giocando sulla spiaggia con i bambini, neri e creoli.

Ho fatto amicizia con Maddalena, una stupenda ragazza creola di 19 anni < ha già un figlio di pochi mesi con il quale gioco sulla spiaggia>… Image Per vivere lavora in tre bar contemporaneamente.

Nonostante la differenza di età e di lingua, ci comprendiamo perfettamente e conversiamo di e su tutto, dalla réligione alla politica ai sentimenti. L’amore, la passione…… un dominicano riesce a parlarne per ore.... Mah! Ci credono veramente, amano il sogno dell’amore e quando tutto finisce sono pronti a ricominciare come nulla fosse successo.
Da un certo punto mi fanno invidia! Istinto bestiale? Confusione o mancanza di distinguo tra sentimento, passione, sesso e amore? Chissà! Sicuramente, senza voler generalizzare, in questo campo comunque sono più coerenti (perdonatemi un ‘meno ipocriti”) di noi europei !

Mah … il fallimento del mio matrimonio mi deve proprio aver segnato!

Qui è tutto più tranquillo, più sincero. Qui è tutto diverso.... Anche fumare la pipa!
Ho portato con me tre pipe, (quella in schiuma, la Bang e una Dunhill), un tabacco aromatico (Larsen) e un inglese (Balkan). Incredibile! In Italia erano quasi secchi e qui, in pochi giorni, sono rinati ed hanno raggiunto una elevata umidità, quasi eccessiva.
Il tabacco aromatico l’ho fumato poche volte in quanto lascia un cattivo sapore e un retrogusto disgustoso in bocca. L’inglese Balkan invece è piacevole, ha mantenuto un sapore deciso, anche se a tratti prende un sapore dolce.

Nessuno si lamenta perché fumo, il fumo è considerato un piacere, come il bere e il mangiare, la musica e la danza, lo stare assieme.

Si ......penso proprio che qui potrei viverci!

Tutto è tranquillo, nessuno mi mette fretta…. finita la fumata e pulita la pipa, Maddalena mi accompagna nella ‘casa del Cigarro”, gestita, come dice lei, dagli “odiosi francesi”.
Mi sconsiglia gli “Habana”, perché anche se confezionati con del buon tabacco sono fabbricati e coltivati nella Repubblica Dominicana, quindi non originali., e si sa che il tabacco cubano e quello dominicano sono completamente diversi.
Il tempo non ha importanza ma mi accorgo che è quasi un’ ora che sono chiuso in questo negozio e l’educazione impone che non si faccia aspettare una bella ragazza! Esco con dei Torpedo e dei Robusto rigorosamente dominicani. La fascia è molto scura, quasi nera, il gusto deciso anche se leggermente terroso. Non so come si comporteranno in Italia, qui anche la mediocrità è piacevole; vista la qualità e il prezzo penso che una scatola valga la pena di portarsela via.

Santo Domingo non è Cuba, non torno mai due volte nello stesso posto….certo è un paese che vale la pena di visitare, per i sigari e per il resto….. una full immersion con me stesso in compagnia di altri!

Ciao Mac Peer !

Posted: Tue Feb 06, 2007 10:08 am
by floyd
Complimenti! Davvero un'idea carina questa del topic sul fumo.
Mi permetto di dare anche io il mio piccolo contributo di fumatore.
Sono circa otto anni che sono passato alla pipa. Prima fumavo sigarette, probabilmente troppe. Ricordo che apprezzavo particolarmente quelle inglesi e (non storcete il naso) quelle italiane: le MS dure, le MS international e poi le Rothmans e le Benson and Edges.
Da quando sono passato alla pipa non ho più toccato le bionde e mi sono dedicato, invece, alla scoperta del tabacco; ne ho provato di tutti i tipi e di tutte le nazioni, anche diverse miscele vendute di nascosto dal tabaccaio. Alla fine, però, sono ritornato stabilmente ad un tabacco che avevo fumato all'inizio: Amphora full aroma. "Che squallore!" direte, eppure trovo in questo tabacco (e anche nella versione Regular) un giusto equilibrio delle essenze aromatiche, non è mai stucchevole, può essere fumato più volte al giorno senza essere sgradevole; secondo me, a differenza degli altri tabacchi (soprattutto quelli inglesi), è realizzato per un uso quotidiano e anche intensivo, come dicevo sopra.
Per quanto riguarda le pipe, preferisco le italiane, Savinelli, in particolare.
Lo so che state pensando: che zotico, fuma Amphora con le Savinelli, ma, sapete, sono arrivato a questo "equilibro" dopo aver provato veramente di tutto (tabacco e pipe, naturalmante!).

E adesso faccio una proposta\sondaggio ai fumatori di pipa di MacPeer:

quale tabacco usate e perché.